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Jura

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Copertina Jura di Elena Bertoli ,Dory Capuani
autori: Elena Bertoli , Dory Capuani
editore: Il Filo
lingua: Italiano
genere: Drammatico
pagine: 248
pubblicazione: 2007
ISBN-13/EAN: 9788861855779
prezzo: € 18.00

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Descrizione

Sinossi a cura di Laura Melania Rocchi
“Chi dice che non c’è limite alla crudeltà umana, dice il vero. Chi asserisce che niente è scritto e tutto può cambiare, anch’egli dice il vero”.
Con queste parole si apre lo straziante romanzo scritto a quattro mani da Elena Bertoli e Dory Capuani.
Ambientato nella Germania nazista, l’opera ha il pregio di mettere in evidenza le storie a margine del tragico periodo storico.
Jura è un diciottenne utilizzato come cavia dai ricercatori nazisti, nel campo di concentramento di

Dachau, per capire fino a che punto possa arrivare il cuore prima di cedere irrimediabilmente.

Il destino però ha in serbo per lui altre sorprese. Il bell’aspetto lo rende una preda appetibile per i giochi perversi di annoiati ufficiali tedeschi.

Con una prosa intensa, in grado di mettere in evidenza l’atrocità e l’irrazionalità di un periodo malato, Jura è un romanzo sconcertante per la sua capacità di far mettere il lettore nei panni del carnefice, trasformandolo talvolta in un salvatore.




Commenti
claudio ha scritto:
inserito il 15-2-2008 alle ore 13:04
voto: Voto: 10Voto: 10Voto: 10Voto: 10Voto: 10

Ho sempre avuto problemi nel scrivere ciò che penso o nel descrivere qualcosa…nella mia mente potrei creare e immaginare tante cose ma mai scrivere su un pezzo di carta, e come se il mio cervello non volesse farlo…mi si blocca la mano, mi si bloccano tutti i miei pensieri…che peccato vero? Probabilmente, chi legge queste righe si domanda il perché sto dicendo tutto questo... beh, pochi giorni fa ho finito di leggere il romanzo “JURA” scritto da Elena Bertoli e Dory Capuani. Come da loro descritto è un romanzo straziante, racconta non le solite storie d’amore che ormai ci siamo stufati di leggere(almeno io)in tutti i libri. Questo romanzo ha qualcosa di molto speciale e diverso, almeno per me. Il romanzo “JURA” posso dire dall’inizio e fino alla fine mi ha trasmesso delle forti emozioni. Ho provato un po’ di tutto…all’inizio ti spaventa per ciò che racconta perché ti espone tutte le atrocità e ti fa vedere quanto la mente umana può essere malata e quanta sofferenza può creare. Poi ho pianto di tristezza perché sentivo il dolore e la rabbia di quelle persone che hanno subito danni psicologici e fisici ed, in questo caso, parlo dei detenuti dei campi di concentramento. Ho pianto anche di gioia vedendo quanto una persona, dopo tanta sofferenza, è riuscita a aprire il cuore dopo essere stato chiuso in mille catene. È riuscita ad AMARE ed essere AMATA. AMORE che ti fa da flebo, che ti tiene in vita, che ti da speranze e sogni di una vita migliore. E la cosa più importante è che l’amore non ha confini, il cuore non ha occhi, non vede ma sente indipendentemente se è uomo o donna. Un’altra cosa che mi ha sensibilizzato nel romanzo JURA è il fatto che mi ha ricordato le sofferenze dei bambini ce vengono maltrattati dai genitori. Cose che rimangono impregnate nella loro mente e nel cuore per tutta la vita, che non si possono mai togliere e da tutte queste azioni piene di malvagità una persona cambia in male per sempre e tende a fare del male lo stesso al suo prossimo, quindi si trasmette come un’eredità. Però, come Elena e Dory hanno scritto nella sinossi sul retro del libro: NON C’E’ LIMITE ALLA CRUDELTA’ UMANA, MA CiO’ CHE NON E’ SCRITTO PUO SEMPRE CAMBIARE…tutto questo può cambiare facendo dei sacrifici, niente è impossibile. Forse leggendo questo libro non ho capito niente, forse non sono arrivato a ciò che voleva trasmettere ma non m’importa. M’importa solo che mi ha fatto ricordare quanto può essere importante e prezioso il rispetto per la famiglia e per le persone che ami e che vale la pena sacrificarsi per loro perché sono l’unica sorgente di felicità che ti fa andare avanti e vivere in serenità.
samwhity ha scritto:
inserito il 14-2-2008 alle ore 18:26
voto: non votato

Ci sono molti aggettivi positivi che è possibile utilizzare nella descrizione di un libro, ma pochi sarebbero adatti a descrivere un’opera come “Jura”. Il lettore si ritrova attratto inesorabilmente da una prosa minuziosa ma leggera, e viene catapultato in una realtà passata, oscura e crudele come quella delle deportazioni naziste. In un’epoca dove tutti coloro che non rispecchiavano il malato ideale di perfezione del Reich, il lettore rivolge la propria attenzione ad un corpo semi-morente che tenta però di uscire da quel mucchio di cadaveri: Jura. È un ragazzo incredibilmente bello, eppure le sue forme ammalianti e perfette non gli risparmiano la sofferenza e il dolore di cui è vittima. Qualcosa, però, lo rende diverso. È come un calore speciale nel cuore, una luce negli occhi: è l’attaccamento alla vita, che (come sosteneva già Leopardi) vale la pena di essere vissuta in quanto vita. Sarà proprio questo attaccamento alla vita che permetterà a Jura di intraprendere un cammino nuovo, dove i contorni si smussano e le forme si fanno meno precise. I carnefici saranno salvatori, gli amici amanti, in una vicenda dove la fine si trasforma sempre in un nuovo inizio.



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