
Non mi stupirei se tra qualche anno vedessi questo libro ridotto, per la lungimiranza di un giovane regista ispirato, in una sceneggiatura cinematografica per un film di sicuro successo.
“(sentirsi) Come ad un matrimonio in infradito”, infatti, ha tutti gli elementi per essere interpretato come un testo letterario ma anche tutte quelle caratteristiche che fanno di un racconto il “canovaccio” ideale in grado di riuscire a trasportare il lettore fino in fondo a quella che è la vita e l’intensità delle passioni di ciascun personaggio.
E così, come succede al cinema, la trama letteraria smette di essere una semplice narrazione scritta per trasformarsi in un “veicolo” visivo ed emozionale che, fin dalla prima pagina, rapisce ed imprigiona il lettore in quella “girandola di emozioni” di cui sono protagonisti e vittime tutti i personaggi del testo.
Il ritmo della lettura, allora, come una macchina da presa maneggiata dal più sapiente dei registi incalza e diventa sostenuto, insinuandosi in ciascuno degli stati d’animo, reali, immaginati o semplicemente latenti dei giovani protagonisti di questo lungo racconto.
Utilizzando un linguaggio moderno e a tratti dalle sfumature crudeli ed essenziali, Maura Cannaviello dimostra di conoscere alla perfezione il modo di esprimersi dei più giovani e di saperlo tradurre in costruzioni verbali e lessicali -come la descrizione della colazione tipo al bar di un qualsiasi giovane degli anni ’90 con cappuccino, brioche, sigaretta, caffé, sigaretta - e che danno al libro il ritmo, la consistenza, la freschezza e la veridicità di un racconto che ognuno può aver ascoltato, per caso, narrato dal vicino di poltrona, durante un viaggio in treno, o dall’amico di un amico appena conosciuto al pub.
Sintesi della prefazione a cura di Antonia del Sembro (giornalista editoriale)
Maura ci catapulta dentro il libro fin dalle prime pagine e racconta una storia dalle tinte frizzanti e spumeggianti, ricca di sensazioni vivide e intense.