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Il Grande Fratello vi guarda…
Recensione del libro:
1984
Non è l’ennesima trasmissione-spazzatura che ci propone la televisione. Il Grande Fratello è una sbalorditiva intuizione del romanzo “1984”. E’ l’incarnazione di una delle più grandi aberrazioni dei regimi totalitari: l’aspirazione al controllo totale. Controllo sulle azioni, sui comportamenti, sulla fisicità, sui corpi. Ma, ancora più pericolosamente e ancora più profondamente, controllo sulla mente, sui pensieri, sui desideri. Uomini e donne ridotti a numeri, a macchine al servizio dello Stato. Orwell ha creato un romanzo pessimista e cupo, destinato a sconvolgere il mondo per la sua attualità e attendibilità. Ebbe un successo planetario, un impatto dirompente. Ancora oggi, è uno dei libri più letti e ammirati dai lettori di tutte le età, per la sua forza, la sua intensità, le geniali anticipazioni, l’atmosfera plumbea e claustrofobia magistralmente descritta. Fu, ed è, un’opera rivoluzionaria, attuale per allora (almeno per chi sapeva cosa accadeva al di là della cortina di ferro) ma attuale ancora oggi, perché sappiamo come è andata la storia, conosciamo le atrocità della dittatura stalinista, siamo consapevoli che quello che viene descritto in 1984 era in parte conosciuto da Orwell, in parte presagito. Fu uno scrittore coraggioso, indipendente e lungimirante. Attinse a ciò che sapeva del totalitarismo e delle sue aberrazioni, ma fece molto di più: riuscì a prevederne le più remote conseguenze, anticipò i tempi, ebbe l’atroce visione di un futuro dominato dal computer e dalla tecnologia. Usati, naturalmente, nel modo peggiore, disonesto e disumano, per dominare le menti e le azioni, per fabbricare memorie collettive e individuali inesistenti, creare falsi nemici, realtà di comodo. Per provocare guerre, giustificare stragi, dare il via a efferate epurazioni. Per impedire che ogni uomo riesca ad avere un’anima e una coscienza. E’ la fine del libero arbitrio, la fine dell’umanità. E’ sempre pericoloso ridurre un libro complesso come 1984 a un’unica interpretazione. Scritto nel 1948, già il titolo lo rendeva inquietante, con l’allusione a un futuro non lontano, che affondava le proprie crudeli radici nel presente. Innegabilmente Orwell condannava le atrocità del comunismo sovietico, che si mascherava per quello che non era: una democrazia “obbligata” ma necessaria per un bene ultimo. Ma, come dichiarò lui stesso, la condanna era molto più globale, la portata più universale e non contingente. E’ la descrizione, vivida e fosca, sincera e terribile, della degenerazione di un sistema politico, di qualsiasi orientamento ideologico: l’inevitabile trasformazione di una dittatura che nasce sì dalla rivoluzione, magari sanguinaria ma “disinteressata”, ma che si incancrenisce e diventa un regime spietato, che stritola l’individuo in favore del meccanismo. Riportiamo una dichiarazione dello stesso autore, davvero illuminante: “Io non credo che il tipo di società che descrivo dovrà necessariamente realizzarsi, però credo che qualcosa del genere potrebbe realizzarsi. Sono anche convinto che le idee totalitarie abbiano messo radici nella mente degli intellettuali di ogni paese, e ho cercato di portare tali idee alle loro logiche conseguenze”.
scritto da:
topazio
il
19-6-2008
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