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SULFUREO. RACCONTI IN GIALLO E NERO

Recensione del libro: Sulfureo


L’adolescente che ama rebus e indovinelli… da morire, risolve un anagramma e va incontro alla morte per troppa fretta e incontrollabile curiosità.

Un’eredità controversa scatena istinti oscuri e irrefrenabili tra i parenti rivali.

Un innamorato deluso irretisce l’amata per renderla vittima di una vendetta atroce.

La nipote devota concepisce un piano criminale che avrà un epilogo inaspettato.

 

Racconti sulfurei, perché “sulfureo è il profumo del diavolo”.

La raccolta “Racconti in Giallo e Nero” contiene i racconti a quattro mani scritti da Stefano Borghi e Gaia Conventi.

 

Trame all’insegna del brivido, realizzate con uno stile semplice e diretto, a volte trasmesse in prima persona da un cinico assassino, a volte da un narratore invisibile ma sottilmente complice e divertito.

 

Sedici racconti, alcuni dalla brevità fulminante, altri più diluiti. Tutti accomunati da una sfumatura, il noir, che più del giallo li caratterizza. Alcuni inoltre aggiungono un ingrediente in più, il grottesco, con tocchi rossastri di grandguignol.

 

A volte la soluzione è racchiusa nelle ultimissime righe, a volte fa capolino a metà strada.

Ma capita anche che l’incipit sia già rivelatore, e l’assassino dichiarato si diletti a condurre il lettore per mano nel sentiero delle proprie macabre prodezze, compiaciuto di avere uno spettatore.

 

Le pagine di questo libretto sono tutte da divorare, ma alcune sono da assaporare più lentamente, in primis quelle che danno vita a “Il giardino sepolto”.

Qui il soprannaturale si insinua lieve e sorprendente scandendo un'atmosfera rarefatta, per poi lasciare spazio a immagini vivide e dall’impatto cinematografico. La conclusione in sospeso, davvero insolita, sembra suggerire l’idea di un incubo infinito e surreale.

 

Impossibile non restare conquistati anche dal brevissimo “L’organista”, che riesce a mostrare il Nemico (attenzione, non si tratta del Diavolo, ma è ugualmente sulfureo…) sotto mentitissime spoglie di inquietante quotidianità.

 

Da leggere con il ticchettio della pioggia contro i vetri, possibilmente dopo il crepuscolo…




scritto da: topazio il 17-6-2008